Scopo di questo documento è sintetizzare quanto riportato nella lettera
pastorale del Cardinale Tettamanzi sull'ascolto delle parole della famiglia.
I riferimenti indicati sono relativi alla Lettera Pastorale: L’AMORE DI DIO È IN
MEZZO A NOI. FAMIGLIA ASCOLTA LA PAROLA DI DIO.
18. La prima tappa del Percorso pastorale, come energe dal titolo Famiglia
ascolta la parola di Dio, punta sull'ascolto. Si tratta di ascoltare, anzitutto,
la parola di Dio perché è questa a svelare in tutta la sua bellezza il disegno
divino sulla realtà dell'amore, del matrimonio e della famiglia, in
corrispondenza con i desideri più vivi e le esigenze più profonde che abi¬tano
il cuore dell'uomo e della donna. In tal senso la parola di Dio ha la sua eco
nelle parole delle famiglie, ossia nell'esperienza vissuta degli sposi, dei
genitori e dei figli, delle famiglie: un'eco che prolunga la parola di Dio e
insieme rac¬chiude un'attesa più o meno cosciente, anzi una ricerca della parola
colta alla sua stessa origine, den¬tro il mistero di Dio amore (cfr iGiovanni
4,16).
Di fronte a questa "Parola" e a queste "parole" vogliamo metterci in ascolto.
Dalle parole alla Parola
22. Iniziamo dall'ascolto delle parole delle famiglie: è il passo più immediato,
più semplice, più compren¬sibile e condivisibile da tutti, praticanti o non,
cre¬denti o non. Dobbiamo avere fiducia perché queste parole rimandano, non
raramente, al vissuto propria¬mente cristiano delle famiglie, a un vissuto di
fede, di sequela, di comunione d'amore con Cristo.
Ma analoga fiducia dobbiamo avere quando troviamo di fronte al vissuto umano
delle famiglie. In realtà le loro parole hanno dentro di sé la luce del ragione
umana, che è dono grande di Dio; rimanda¬no alla coscienza morale, che «è il
nucleo più segrete ed il sacrario dell'uomo……
Infine, non dimentichiamo che anche queste parole umane sono raggiunte dalla
parola di Dio, che è Creatore e Padre di tutti, di Dio che penetra in tutti i
cuori, anche a insaputa della persona, persino là dove apparisse qualche forma
di rifiuto di Dio stesso.
25. ……..I contenuti o luoghi dell'ascolto:le parole delle famiglie e la parola
di Dio
L'esercizio dell'ascolto dovrà essere sviluppato e approfondito in rapporto a
due contenuti o luoghi vitali dell'esistenza delle famiglie: l'esperienza umana
(le parole) e la vita di fede (la parola di Dio).
Il primo contenuto o luogo è la considerazione dell'esperienza concreta della
vita e della realtà umana dell'amore nella vita familiare, così come si presenta
nel contesto sociale e culturale del nostro tempo. Ascoltare significa
raccogliere i vissuti concreti delle nostre comunità, dove le persone hanno un
volto, una storia, una loro collocazione vitale. È importante in questa fase
dell'ascolto cogliere le abitudini, le ten¬denze, i comportamenti delle persone
che si incon¬trano ogni giorno e che vivono con noi. Significa interpretare
attentamente tutto quello che si pensa, si discute, si propone a torto o a
ragione - nella società d'oggi a proposito del matrimonio e della famiglia. Così
l'esperienza umana dell'amore, con tutte le sue possibilità e i suoi drammi, si
incontra e si intreccia quotidianamente con la cura pastorale della Chiesa,
delle nostre comunità cristiane.
Il secondo contenuto o luogo è, invece, la consi¬derazione di quanto affermano
la parola di Dio e la sapienza cristiana sul matrimonio e sulla famiglia, così
come ci viene consegnata dalla tradizione vivente della Chiesa ed è vissuta
nella comunità dei credenti. L'amore umano tra l'uomo e la donna, pensato fin
dal principio nel progetto originario di Dio, trova nel sacramento del
matrimonio il luogo della sua pienezza. La Chiesa ha sempre accompa¬gnato con la
sua sapienza e con la sua esperienza la realtà dell'amore e della famiglia e
fornisce anche oggi ai credenti quegli aiuti necessari perché il matrimonio e la
famiglia raggiungano la loro pie¬nezza e la loro fecondità.
Per affrontare questi due contenuti della realtà umana e cristiana dell'amore,
del matrimonio e della famiglia si potranno opportunamente sfruttare le non
poche occasioni pastorali che vedono una certa circolarità di esperienze e di
attività tra le famiglie, la comunità ecclesiale e la società civile.
Innanzitutto, è buona cosa valorizzare le opportunità che nascono dalla
pastorale ordinaria, vivendo questi momenti con autentica attenzione e
partecipazione, condivi¬dendo comunitariamente ciò che da questi incontri
emerge, predisponendo iniziative ed interventi tra loro coordinati e da attuare
eventualmente anche nelle prossime tappe del Percorso pastorale.
I momenti dell'ascolto: i due tempi dell'anno
26. L'esercizio dell'ascolto può essere declinato in due momenti durante questo
anno pastorale.
il primo momento, dall'inizio dell'anno pastorale fino all'inizio della
Quaresima, deve essere inteso come tempo di ascolto per raccogliere una vivace e
ricca recensione dei racconti delle persone, in rapporto alle diverse
esperienze: la relazione di coppia, l'edu¬cazione dei figli, il lavoro, il
cammino affettivo dei ragazzi e dei giovani, il matrimonio e la vita familiare
nel contesto ecclesiale e sociale di oggi. Il racconto e l'esperienza di molte
persone faranno trasparire anche quello che viene recepito dalla parola di Dio e
dalla dottrina della Chiesa a proposito del matrimo¬nio, della realtà familiare
e dei compiti della famiglia nella vita ecclesiale e sociale.
Il secondo momento si colloca nella parte succes¬siva dell'anno pastorale,
dall'inizio della Quaresima fino all'estate. In questo secondo momento - dopo
che comunità e famiglia hanno cercato di accostarsi al "Vangelo del matrimonio e
della famiglia" - l'ascolto deve essere inteso come una raccolta comune di
pro¬spettive e di proposte, adatte alla propria comunità e al proprio
territorio, che facciano ripartire una pasto¬rale familiare più dinamica,
organica e completa, in conformità alle richieste del Vangelo e aderente alle
situazioni e alle esigenze attuali.
Le persone: i soggetti dell'ascolto
27. L'esercizio dell'ascolto, vissuto durante l'anno pastorale nei due momenti
indicati e condotto con la guida sapiente del Consiglio pastorale, potrà
utilmente avvalersi dell'apporto di idee e di esperienza di due categorìe di
persone.
Innanzitutto la prospettiva missionaria che caratterizza il Percorso pastorale
ci indirizza verso per¬sone o gruppi che, pur vivendo la fede, non sperimen¬tano
una particolare frequentazione della comunità cri¬stiana. Sono persone da
ricercare tra i giovani, i fidanzati, i conviventi, le famiglie, i divorziati,
tra coloro che abbiano competenze relative alla famiglia, all'educazione, alla
politica sociale. In questo modo, diamo occasione a molte persone, che
comunemente non hanno la possibilità di intervenire, di portare alla comunità il
contributo della propria esperienza diret¬ta di vita e di fede. Con delicatezza
e coraggio sareb¬be opportuno e significativo coinvolgere in questo ascolto
della famiglia anche coloro che sono in ricer¬ca o in crisi di fede o in
situazioni affettive e familia¬ri difficili e sofferte.
In secondo luogo è indispensabile ascoltare e coinvolgere in questo racconto di
esperienza della vita familiare e di adesione alla Parola tutti coloro che sono
in grado di osservare la realtà familiare dal punto di vista della cura
pastorale della comunità, come i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate, il
consiglio pastorale, gli operatori pastorali dei diver¬si settori, i catechisti,
i responsabili di gruppi fami¬liari e tutti coloro che già vivono qualche
servizio nella comunità. La responsabilità e il servizio che ciascuno già
esercita trova in questo cordiale e sin¬cero confronto un luogo vero e intenso
di comunio¬ne reciproca tra tutte le componenti della comunità. Comunione e
missione si saldano insieme e si raffor¬zano reciprocamente.
Le modalità: le condizioni spirituali dell'ascolto
28. Per attuare una valida pratica dell'ascolto sono necessari alcuni
atteggiamenti virtuosi che aprono a un'autentica sensibilità evangelica, sia
individuale sia comunitaria, con cui affrontare i vissuti della vita familiare e
le indicazioni della proposta ecclesiale: quasi una spiritualità dell'ascolto.
Grazie a tali modalità interiori ed esteriori ci si rapporta e si interagisce
con le altre persone: singoli o coppie di sposi, uomini o donne, giovani o
adulti, persone di condizione e appartenenza sociale e cultu¬rale diverse,
persone conosciute o non conosciute, presenti in modo assiduo alla comunità o
solo saltua¬riamente...
Tra le modalità più significative per aprirci all'a¬scolto indichiamo la
custodia del silenzio, la gioia della gratitudine, il cuore misericordioso e lo
spirito di pre¬ghiera.
In tutte le occasioni in cui quest'anno, attraver¬so uno scambio reciproco, ci
troveremo ad ascoltare la vita delle persone, le situazioni delle famiglie e le
indicazioni della parola di Dio, dovremo amare e cu¬stodire il silenzio. Forse
potrà sembrare paradossale, ma per ascoltare gli altri occorre anzitutto
ascoltare se stessi. E ci si ascolta nel silenzio, ossia rendendoci davvero
presenti a noi stessi e a ciò che facciamo, imparando a conoscerci e a dare un
nome a ciò che ci abita, senza scandalizzarci del male che possiamo trovare.
Abbiamo bisogno di solitudine interiore per aprirci agli altri: «Nella
solitudine, tu ti vedi; e non vedi ciò che ti è esteriore. Finché guarderai
altrove, non ti vedrai mai», diceva Isacco il Siro (Lettera a un fratello
sull'amore della solitudine).
È necessario custodire il silenzio perché il silen¬zio custodisca la nostra
interiorità e scavi nel profon¬do del nostro "io" uno spazio per farvi abitare
il "tu" dell'Altro e per ascoltare la sua Parola. …... Per praticare l'ascolto e
per entrare in sintonia con il vissuto degli altri è necessario un cuore
miseri¬cordioso, senza asprezza, senza giudizio, senza con¬danna, senza
intolleranza. Il cuore misericordioso ama e proclama la verità, ma lo fa con
amore e per amore, specie quando la verità è particolarmente esi¬gente. Il cuore
misericordioso è innanzitutto coscien¬te del fatto che ciascuno di noi
attraversa le sue diffi¬coltà, conosce le sue povertà, sente il peso dei propri
peccati. Per questo lascia a Dio solo il giudizio insin¬dacabile sull'agire
umano (cfr ICorinzi 4,3-4).
…..Un cuore misericordioso sa riconoscere le diversità che ci sono nella storia
e nella vita delle persone e delle famiglie, sa correggere e perdonare,
incoraggia sempre e valorizza anche la più piccola briciola di bene.
Un cuore misericordioso fa crescere la comunità e aiuta i suoi fratelli a vivere
l'autentica carità (cfr i Corinzi 13,1-13), ciascuno nella propria vocazione,
con umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportando a vicenda con amore e
conservando l'unità per mezzo del vincolo della pace (cfr Efesini 4,1-3).
Infine, è possibile veramente ascoltare soltanto se si coltiva un profondo
spirito di preghiera. Il cam¬mino che intraprendiamo insieme quest'anno dovrà
essere accompagnato da un'abbondante preghiera personale e comunitaria. È,
infatti, nel rapporto superlativamente personale e amicale con Gesù e nella
preghiera comune della Chiesa che ci sarà dato di riscoprire e di apprezzare la
verità e la bellezza della vita e dell'amore, di individuare i passi da
com¬piere, di ricevere dallo Spirito la forza per superare le nostre difficoltà
e per affidarci a lui, che viene in aiuto alla nostra debolezza e sostiene la
nostra perse¬veranza (cfr Romani 8, 24-27).
La preghiera ci introduce nel cuore di Dio e crea uno stile ài ascolto
reciproco: a Dio noi rivolgiamo la nostra parola e lui dona a noi la sua Parola.
E ciò è decisivo per l'ascolto delle parole degli uomini. Infatti, solo se e
nella misura in cui nella preghiera rimaniamo in ascolto della parola del
Signore, potre¬mo ricevere la grazia di ascoltare a nostra volta - e con il
cuore stesso di Dio - le parole delle persone e delle famiglie.