DIOCESI DI MILANO
SCHEDE
PER REALIZZARE A LIVELLO PARROCCHIALE I MOMENTI DELL’ASCOLTO
nell’anno pastorale 2006-2007
Il presente sussidio vuole essere di aiuto alle singole comunità parrocchiali per dare attuazione all’esercizio di ascolto delle famiglie che il Percorso Pastorale presenta come uno degli adempimenti da realizzare nell’anno 2006-2007 (nn.25-27 e nn.52-53).
Nelle schede predisposte sono raccolte indicazioni operative per realizzare nelle comunità parrocchiali
- - un incontro di convocazione di coloro che già svolgono a nome o nella comunità parrocchiale un servizio pastorale che già realizza qualche forma di ascolto delle famiglie;
- - il momento dell’assemblea aperta nella quale, in occasione della Festa della Famiglia, ogni comunità cercherà di realizzare un ascolto allargato e comprensivo dell’effettiva realtà delle famiglie;
- - il momento di sintesi-discernimento, verso la fine dell’anno, nel quale la comunità parrocchiale potrà riconoscere e confermare le scelte positive attuate e impegnarsi nella realizzazione di una migliore relazione tra comunità e famiglie.
La dinamica del lavoro proposto prevede una partenza all’interno della comunità (primo incontro) per cercare di realizzare un’apertura missionaria verso le famiglie (il momento dell’assemblea aperta) per concludere con un’assunzione di responsabilità (terzo momento) da parte della comunità parrocchiale stessa.
Nello scorrere le schede si potrà vedere l’importanza attribuita al Consiglio Pastorale in ordine alla regia e alla conduzione dell’esercizio di ascolto, che in effetti rappresenta un primo significativo campo di intervento del nuovo mandato ricevuto dal Consiglio stesso.
Nello stendere le indicazioni si è tenuta presente una prospettiva di massima per quanto riguarda il lavoro delle comunità parrocchiali, chiedendo poi alla sapienza pastorale delle singole comunità una capacità di adattare (senza snaturare) la proposta alla propria realtà.
I risultati del lavoro non andrebbero né tenuti nascosti né lasciati dispersi, ma – secondo le indicazioni suggerite – potrebbero essere raccolti e costituire una base significativa per far proseguire le successive tappe del lavoro pastorale.
Risalta in modo chiaro l’opportunità legata a questo ‘esercizio di ascolto’: far precedere il nostro ‘fare pastorale’ dall’ascolto delle parole delle famiglie e della parola di Dio; maturare negli operatori pastorali una ‘spiritualità dall’ascolto’; dare occasione a chi chiede di essere ascoltato di avere luogo e tempo; operare nelle nostre comunità, con il contributo di tutti – operatori e famiglie - scelte di incontro e di accoglienza delle persone…
Anche questo semplice strumento possa costituire un aiuto per manifestare alle famiglie l’attenzione e la cura della nostra chiesa diocesana (n.4). Nello stesso tempo possa facilitare la sintonia e la convergenza del lavoro pastorale delle comunità parrocchiali in questo primo anno del percorso Diocesano.
Milano, ottobre 2006
PRIMA SCHEDA
Le persone: i soggetti dell’ascolto
n.27 L’esercizio dell’ascolto, vissuto durante l’anno pastorale (…) e condotto con la guida sapiente del Consiglio pastorale, potrà utilmente avvalersi dell’apporto di idee e di esperienza di due categorie di persone.
Innanzitutto (…)
In secondo luogo è indispensabile ascoltare e coinvolgere (…)tutti coloro che sono in grado di osservare la realtà familiare dal punto di vista della cura pastorale della comunità, come i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate, il consiglio pastorale, gli operatori pastorali dei diversi settori, i catechisti, i responsabili di gruppi familiari e tutti coloro che già vivono qualche servizio nella comunità. La responsabilità e il servizio che ciascuno già esercita trova in questo cordiale e sincero confronto un luogo vero e intenso di comunione reciproca tra tutte le componenti della comunità. Comunione e missione si saldano insieme e si rafforzano reciprocamente.
I Consigli Pastorali e le Commissioni
n.53 (…) Chiedo ai nuovi Consigli e alle Commissioni di pastorale familiare di dedicare particolare attenzione all’ascolto delle famiglie, e di realizzare lungo l’anno almeno questi tre momenti.
Una delle prime riunioni del Consiglio pastorale sia dedicata alla preparazione dei momenti di ascolto da realizzare lungo l’anno. A tale scopo siano presentate le pagine del Percorso che illustrano il significato e lo scopo dell’ascolto in modo da creare una sintonia comune tra tutti. Inoltre siano coinvolte le persone che, a nome della comunità, operano a favore delle famiglie: coppie di sposi, gruppi familiari, sacerdoti, diaconi,religiose, catechisti, operatori pastorali, responsabili dei centri di ascolto, consultori familiari.
Sarà così possibile verificare come la comunità parrocchiale incontra e ascolta le famiglie:se con stili veramente umani ed evangelici. Sarà più facile progettare in modo rinnovato le occasioni già previste dall’anno pastorale: gli incontri con i genitori per la catechesi dei figli, la visita alle famiglie in prossimità del Natale, la vicinanza nei momenti della malattia e della morte…
Il Consiglio pastorale valuti le condizioni per promuovere, dove non fosse ancora costituita, una Commissione di pastorale familiare.
Indicazioni per l’incontro:
gennaio.
a) “tutti coloro che sono in grado di osservare la realtà familiare dal punto di vista della cura pastorale della comunità, come i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate, il consiglio pastorale, gli operatori pastorali dei diversi settori, i catechisti, i responsabili di gruppi familiari e tutti coloro che già vivono qualche servizio nella comunità”.
b) “le persone che, a nome della comunità, operano a favore delle
famiglie: coppie di sposi, gruppi familiari, sacerdoti, diaconi, religiose,
catechisti, operatori pastorali, responsabili dei centri di ascolto, consultori
familiari”.
a) “siano presentate le pagine del Percorso che illustrano il significato e lo scopo
dell’ascolto in modo da creare una sintonia comune tra tutti”.
b) “verificare come la comunità parrocchiale incontra e ascolta le famiglie:se con
stili veramente umani ed evangelici”.
a) presentazione del cap. Primo del Percorso (nn.18-28)
b) alla luce di ciò che l’Arcivescovo presenta, ciascun componente o operatore pastorale
realizza una verifica di come vive l’ascolto delle famiglie
c) mettere in comune le riflessioni
d) le conclusioni consentiranno di realizzare un bilancio sulla relazione d’ascolto tra
comunità parrocchiale (nelle sue espressioni) e famiglie.
a) preparazione dei momenti di ascolto da realizzare lungo l’anno:
1. quello durante la Festa della Famiglia (vedi seconda scheda):
- pensare a come coinvolgere le persone da ascoltare
- pensare alla modalità di invito
- segnalare già nel calendario parrocchiale l’appuntamento…
2. quello di fine anno (vedi terza scheda)
b) Il Consiglio pastorale valuti le condizioni per promuovere, dove non fosse
ancora costituita, una Commissione di pastorale familiare.
Si prefigge di raccogliere le risorse delle comunità; di riconoscere che un ascolto si sta già realizzando nella normale attività pastorale perché c’è una relazione con le famiglie, legato al modo con cui la nostra Chiesa è ‘casa tra le case’.
è importante creare un terreno comune e un ascolto della guida del Vescovo.
in un secondo tempo ogni componente o gruppo potrebbe comunicare ciò che già sperimenta a livello della propria attività e ogni rappresentante potrebbe rispondere a queste domande:
+ quale ascolto si realizza nell’attività che svolgo per le famiglie? In relazione a quale aspetto della loro situazione?;
+ cosa emerge? C’è qualcosa che è importante che la comunità sappia?;
+ può essere migliorato l’ascolto?
Si cerca di predisporre l’assemblea rispondendo a queste domande:
+ come dare notizia della proposta alla comunità?;
+ come formulare gli inviti (lettera personale…)e chi invitare?;
+ come realizzare l’incontro?;
+ a qualcuno chiederemo di predisporre un intervento?;
+ a chi affidare la conduzione dell’intera assemblea?;
SECONDA SCHEDA
n.26 L’esercizio dell’ascolto può essere declinato in due momenti durante questo anno pastorale.
Il primo momento,dall’inizio dell’anno pastorale fino all’inizio della Quaresima, deve essere inteso come tempo di ascolto per raccogliere una vivace e ricca recensione dei racconti delle persone, in rapporto alle diverse esperienze: la relazione di coppia, l’educazione dei figli, il lavoro, il cammino affettivo dei ragazzi e dei giovani, il matrimonio e la vita familiare nel contesto ecclesiale e sociale di oggi. Il racconto e l’esperienza di molte persone faranno trasparire anche quello che viene recepito dalla parola di Dio e dalla dottrina della Chiesa a proposito del matrimonio, della realtà familiare e dei compiti della famiglia nella vita ecclesiale e sociale.
Le persone
n. 27 L’esercizio dell’ascolto (…) potrà utilmente avvalersi dell’apporto di idee e di esperienza di due categorie di persone.
Innanzitutto la prospettiva missionaria che caratterizza il Percorso pastorale ci indirizza verso persone o gruppi che, pur vivendo la fede, non sperimentano una particolare frequentazione della comunità cristiana. Sono persone da ricercare tra i giovani, i fidanzati, i conviventi, le famiglie, i divorziati, tra coloro che abbiano competenze relative alla famiglia, all’educazione, alla politica sociale. In questo modo, diamo occasione a molte persone, che comunemente non hanno la possibilità di intervenire, di portare alla comunità il contributo della propria esperienza diretta di vita e di fede. Con delicatezza e coraggio sarebbe opportuno e significativo coinvolgere in questo ascolto della famiglia anche coloro che sono in ricerca o in crisi di fede o in situazioni affettive e familiari difficili e sofferte.
In secondo luogo (…)
n. 53 La festa della S. Famiglia, che ogni anno si celebra nelle nostre comunità, è sempre un’occasione favorevole per riallacciare i rapporti con diverse famiglie. Quest’anno essa potrebbe essere caratterizzata da un momento comunitario di ascolto e di reciproca comunicazione sulla vita familiare nei suoi valori umani e cristiani. Siano le famiglie le vere protagoniste di questi incontri. Il Consiglio pastorale potrebbe proporre un incontro aperto alle famiglie, per una riflessione sulle situazioni, esigenze e le domande che, a partire dall’esperienza, vengono rivolte alla comunità ecclesiale.
Potrebbe essere un’occasione buona per iniziare o rilanciare la presenza di gruppi familiari.
Indicazioni per l’incontro:
gennaio 2007(o nei giorni vicini, secondo un giudizio di
opportunità).
a) persone o gruppi che, pur vivendo la fede, non sperimentano una particolare frequentazione della comunità cristiana. Sono persone da ricercare tra i giovani, i fidanzati, i conviventi, le famiglie, i divorziati, tra coloro che abbiano competenze relative alla famiglia, all’educazione, alla politica sociale;
b) con delicatezza e coraggio sarebbe opportuno e significativo coinvolgere in questo ascolto della famiglia anche coloro che sono in ricerca o in crisi di fede o in situazioni affettive e familiari difficili e sofferte.
a) Ascoltare per raccogliere una vivace e ricca recensione dei racconti delle persone, in rapporto alle diverse esperienze: la relazione di coppia, l’educazione dei figli, il lavoro, il cammino affettivo dei ragazzi e dei giovani, il matrimonio e la vita familiare nel contesto ecclesiale e sociale di oggi;
b) Momento comunitario di ascolto e di reciproca comunicazione sulla vita familiare nei suoi valori umani e cristiani;
c) Comunicazione non solo delle situazioni problematiche, ma anche di quelle positive relative alla vita di famiglia;
d) Raccolta e riflessione sulle domande e sulle esigenze che, a partire dall’esperienza, vengono rivolte alla comunità ecclesiale.
a) Predisporre per tempo gli inviti.
b) La domenica pomeriggio potrebbe favorire la partecipazione; se ci fosse la necessità di accogliere, custodire o animare i figli, potrebbe essere per l’oratorio occasione propizia di collaborazione per la Festa della Famiglia; magari anche un’assemblea ‘dei figli’ non sarebbe fuori luogo per conoscere la famiglia dalla ‘visuale figli’…
c) L’incontro richiede ‘un clima familiare’: sede ben predisposta, accoglienza delle persone, momento conviviale all’inizio o alla fine…
d) Lo svolgimento potrebbe essere: breve preghiera, brano del messaggio dell’Arcivescovo alle famiglie in occasione della Festa, invito all’ascolto degli interventi, conclusione con altre proposte…
e) Altre indicazioni saranno inviate con il materiale per la Festa della Famiglia e saranno specificate agli operatori pastorali negli incontri di preparazione della Festa in ogni Zona pastorale, all’inizio di gennaio.
a) Si potrebbe rivolgere l’invito ai presenti per l’ascolto della Parola di Dio durante il tempo quaresimale, in momenti particolari o nella catechesi quaresimale dell’Arcivescovo;
b) Potrebbe essere un’occasione buona per iniziare o rilanciare la presenza di Gruppi familiari parrocchiali.
c) Se risulta necessario allargare o intensificare l’esperienza dell’ascolto, si può prendere la decisione di qualche altro momento entro i tempi dell’anno.
Note per l’incontro
Diamo alcune indicazioni per chi conduce/guida le assemblee di ascolto della famiglia che si terranno nella Festa della Famiglia, nel gennaio 2007.
Pensiamo che la cosa più importante sia rassicurare chi guida su un punto di capitale importanza: condurre un'assemblea è esporsi, non ci può essere nessuna mossa "furba" che tolga d'impaccio con qualche regola di conduzione e che permetta (sempre e comunque) di fare "bella figura"; guidare vuol dire, infatti, esporsi a fare un servizio, contando non solo sulle proprie capacità e sulla propria maturità umana, ma anche sulla propria capacità di porsi in maniera autentica di fronte ai problemi. Non viene assolutamente chiesto di dare ricette, consigli, di parlare a nome della parrocchia. Viene invece assolutamente richiesta la fiducia che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt 18,20).
Quali atteggiamenti da parte del conduttore facilitano gli interventi altrui? A noi pare opportuno insistere su due punti che il conduttore può accogliere nel suo cuore, sapendo che quanto più riesce a farli suoi, tanto più li userà nella conduzione.
Primo: il sapere soprattutto di essere in sintonia con la Chiesa ambrosiana; a noi sembra che questa iniziativa della diocesi possa riassumere l'interesse e la sollecitudine che il Cardinale ha mostrato da sempre per le voci che vengono dalla base.
Secondo: fare attenzione ai temi di fondo più importanti per la vita della Chiesa e delle famiglie, anche a costo di formulare problemi di difficile soluzione. Non tocca certo a queste assemblee dare soluzioni, ma una approfondita formulazione di un tema può essere utile, se non altro per fare esperienza che una tematica quanto più è approfondita e coniugata con il quotidiano, tanto più è complessa e lontana dal semplicismo.
Se il conduttore unisce queste due forti convinzioni al senso del servizio, saprà che non ha niente da vendere o da comprare, e sarà semplicemente se stesso a gestire un clima di accoglienza che però non è creato da lui ma da tutti.
Stare in ascolto e favorire l'ascolto, significa lasciare spazio alla propria curiosità. Molto probabilmente il conduttore conoscendo le persone e le famiglie che si radunano in assemblea, sarà portato a credere di sapere già che cosa diranno e, quando cominciano a parlare, di sapere esattamente che cosa dicono. Mantenere una sana curiosità mantiene sottolineato quanto invece non sa. Se solo tutti non credessero di sapere che cosa le persone pensano, desiderano e propongono e stessero ad ascoltarle, una parrocchia sarebbe già un pezzetto di paradiso!
Se il conduttore riesce quindi a mettere tra parentesi la sua scienza pregressa, può porsi all'ascolto e fare un primo servizio: usare la sua ignoranza per chiedere a chi interviene di spiegare meglio quello che lui non capisce. Normalmente se un conduttore ha paura di non essere all'altezza, farà invece finta di capire anche dove non capisce, mentre se vuole essere di reale aiuto chiederà all'interlocutore di spiegarsi meglio perché lui non ha capito.
Al conduttore spetta invece il compito di discernere quale, tra le cose che non ha capito, è più produttivo rilanciare: se una madre cita la malattia della figlia, non è certamente utile né appropriato in pubblico chiederle di spiegare meglio di quale tipo di malattia si tratti, mentre è certamente utile chiedere di chiarire meglio da chi si è sentita aiutata o quale sarebbe stato per lei un atteggiamento di sostegno. Il primo approfondimento indotto dal conduttore andrebbe, infatti, sul privato (e questo, anche se già di dominio pubblico, non va amplificato), mentre il secondo mette sotto la lente di ingrandimento non quella particolare famiglia, ma la nostra comunità ecclesiale.
Se la madre dicesse: «In questa malattia il parroco non è mai venuto a trovarmi», non sarebbe utile per il conduttore "chiarire" il contenzioso tra questa famiglia e il parroco, ma piuttosto chiedere a tutti i partecipanti di riflettere sul bisogno di sostegno, su come uno esprime questo bisogno (o non lo esprime e vorrebbe che gli altri lo indovinassero), sulla necessità in generale di individuare un interlocutore credibile per i propri bisogni; o, ancora ad esempio, sollecitare il pubblico a dire quali gesti di aiuto ha visto in situazioni simili.
Gli interventi, chiariti ed esplicitati, possono mostrare lati positivi che vanno evidenziati dal conduttore: dalla semplice forma del «Grazie del suo intervento perché non era facile esporsi in questo ambiente dove ci conosciamo/non ci conosciamo» (per dire che la condizione in cui non sia faticoso esporsi non si dà), ad una forma di rispecchiamento grato della parte più positiva di quanto l'intervento ha messo sotto gli occhi di tutti: «Io, dalle sue parole, ho capito questo aspetto a cui non avevo mai riflettuto…», fino ad un semplice riconoscimento della strada aperta al dialogo: «Il problema che ci pone questa famiglia è certo di difficile soluzione, ma non per questo poco interessante. Come potremmo formularlo in termini più concreti e propositivi per la comunità parrocchiale? Come potremmo articolarlo in sotto argomenti pertinenti?».
A questo riguardo ci sono a volte interventi che sono problematici non perché pongono un problema o suscitano il desiderio di chiarire, quanto perché sono disperanti, lagnosi, rivendicativi, depressivi. Questi sono in fondo gli interventi "problematici" perché da una parte esprimono un disagio vero e dall'altra sembrano indurre solo elementi negativi.
Una parte di questi interventi esprime il disagio in termini tanto privati e personali che non possono utilmente essere trattati in pubblico, proprio a difesa di chi ha fatto l'intervento (non possiamo permettere che una madre parli male in pubblico del figlio o del marito, perché non faremmo il bene della sua famiglia). Interventi del conduttore come: «Accolgo la sua situazione di disagio, ma il parlarne in pubblico rischia di aumentarlo…», oppure: «Io sono disponibile domani a parlare con lei di questo, ma non ora…», possono evitare che tutta l'assemblea venga instradata verso una facile lagnosità o verso una sorta di "mal comune mezzo gaudio".
Un'altra parte di questi interventi si muove, al contrario, in senso troppo generico; pensiamo alle reprimende sui giovani d'oggi, sulle famiglie d'oggi, eccetera. La consapevolezza che la speranza è una virtù cristiana, e come tale non un sentimento, ma una conquista, può qui indirizzare il conduttore a dire: «Ci è stato posto davanti un problema insolubile, come possiamo tradurlo in termini concreti per noi, qui e ora?».
L'indicazione che abbiamo appena dato induce un movimento virtuoso perché chi guida ha presente di riformulare il più "positivamente" possibile la domanda (per contro: fare un'assemblea per sottolineare lo scontento, lascia tutti più scontenti e depressi). Positivamente qui non significa mistificare o non accogliere il disagio, ma fare la domanda del "che cosa posso fare io in concreto".
Noi pensiamo che non spetti al conduttore impegnarsi in una risposta. A queste assemblee ci saranno presenti sacerdoti, volontari o persone che, per la loro professione, potrebbero avere qualche indizio di risposta. L'intelligenza del conduttore sta allora nel sollecitarli a dare qualche indicazione: «Ci piacerebbe che l'assemblea desse un contributo o (perfino) che il Signor…. prendesse parola su questo argomento….».
Alla fine dell’incontro la proposta è che il conduttore guidi tutta l'assemblea verso una sintesi. La domanda potrebbe essere: «Che cosa ci portiamo a casa, alla fine di questo nostro incontro?».
Non si pretende un verbale, probabilmente non servirebbe. Meglio invece avviarsi ad un ringraziamento reciproco che ha lo scopo di – potrebbe dire in conclusione il conduttore – di "farci sentire Chiesa" e di ringraziarci reciprocamente per queste domande che abbiamo consegnato gli uni agli altri[1].
* Per la realizzazione di questa scheda si ringraziano i coniugi M.Teresa Zattoni e Gilberto Gillini, consulenti formatori e docenti presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.
TERZA SCHEDA
SECONDO MOMENTO: LA SINTESI-DISCERNIMENTO FINALE
I momenti dell’ascolto: i due tempi dell’anno
n.26 L’esercizio dell’ascolto può essere declinato in due momenti durante questo anno pastorale.
(…) Il secondo momento si colloca nella parte successiva dell’anno pastorale, dall’inizio della Quaresima fino all’estate. In questo secondo momento – dopo che comunità e famiglia hanno cercato di accostarsi al “Vangelo del matrimonio e della famiglia” - l’ascolto deve essere inteso come una raccolta comune di prospettive e di proposte, adatte alla propria comunità e al proprio territorio, che facciano ripartire una pastorale familiare più dinamica, organica e completa, in conformità alle richieste del Vangelo e aderente alle situazioni e alle esigenze attuali.
n.53 Nella seconda parte dell’anno, terminata la catechesi (dell’Arcivescovo) svolta nel tempo quaresimale, il Consiglio pastorale, insieme alla Commissione famiglia e alle altre persone precedentemente coinvolte, proponga un momento conclusivo di sintesi che raccolga i risultati dell’ascolto. Questi serviranno alla comunità per il discernimento del proprio servizio pastorale, in vista del successivo cammino da proporre nella seconda e terza tappa del Percorso pastorale.
Il lavoro dei Consigli pastorali potrà essere sussidiato da alcune schede che verranno predisposte.
Indicazioni per l’incontro:
* Tipo di attività: momento conclusivo di sintesi
* Titolarità della conduzione: Consiglio pastorale, con la Commissione famiglia e le persone coinvolte nell’ “ascolto”.
* Periodo di svolgimento: si colloca nella parte finale dell’anno pastorale (aprile-maggio), dopo
l’ascolto delle famiglie e della parola di Dio nella catechesi dell’Arcivescovo.
* Soggetti da coinvolgere: le persone contattate per l’incontro di preparazione (prima scheda).
* Finalità dell’incontro: il discernimento per il servizio pastorale alle e con le famiglie.
* Modalità di svolgimento: l’incontro dovrà aiutare, attraverso gli interventi di tutti,
a) a valutare i momenti di ascolto realizzati dalla comunità
b) a raccogliere cosa è emerso in relazione alla famiglia e al suo rapporto con la comunità
c) a individuare gli aspetti della pastorale parrocchiale emersi come positivi e riconoscere
invece quelli che chiedono di essere rivisti o avviati.
* Esito dell’incontro:
a) proposte in vista del successivo cammino nella seconda e terza tappa del
Percorso pastorale (2007-2007 e 2008-2009);
b) far ripartire una pastorale familiare più dinamica, organica e completa, in
conformità alle richieste del Vangelo e aderente alle situazioni e alle esigenze
dell’oggi.
Le indicazioni non precisano se comporre una sintesi da consegnare agli uffici centrali, però è indubbio che ogni comunità avrà raccolto alla fine aspetti interessanti da non dimenticare. Agli incaricati decanali di pastorale familiare viene suggerito di raccogliere i contributi delle parrocchie e di provare a realizzare una sintesi che ritornerà a vantaggio del lavoro successivo.
[1] Per approfondire ulteriormente queste riflessioni e sul come stare accanto alle famiglie con i loro normali problemi, consigliamo la lettura di Gillini G., Selvini M., L'aiuto alla famiglia. Guida per gli operatori volontari, San Paolo, PEF 1, Cinisello Balsamo (MI) in corso di stampa.